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Consulenza per piccole e medie imprese: la formula del margine

Il numero che conta non è il fatturato, è il margine di contribuzione. Ecco la formula per capire quanto devi vendere per guadagnare quanto vuoi.

Guido Alberti·7 min lettura

Problema: l'imprenditore in edilizia considera l'utile come "quello che resta alla fine" e non sa quanto deve vendere per guadagnare quanto vuole.

Soluzione: ribaltare la formula. Partire dall'utile desiderato e calcolare a ritroso il fatturato necessario.

Risultato: un numero chiaro da raggiungere e un metodo per prendere decisioni migliori su cosa vendere e a chi.

"L'utile è quello che resta alla fine"

Questa frase la sento in quasi ogni consulenza con imprenditori che operano in edilizia, nel Nord Italia come altrove. Sembra sensata, ma è il modo sbagliato di ragionare. Se l'utile è "quello che resta", non lo decidi tu. Lo decide il caso, il mercato, gli imprevisti.

Il modo giusto è l'opposto: decidi tu quanto vuoi guadagnare, e poi calcoli quanto devi vendere per ottenerlo. Sembra un dettaglio, ma cambia tutto.

La formula che cambia la prospettiva

La formula classica la conoscono tutti:

Utile = Ricavi - Costi

Ma se la riscriviamo così, diventa uno strumento di pianificazione:

Ricavi = Costi Fissi + Costi Variabili + Utile desiderato

Da qui si ricava il numero che conta davvero: il margine di contribuzione.

Margine di contribuzione = Ricavi - Costi variabili

Oppure, visto dall'altro lato:

Margine di contribuzione = Costi fissi + Utile desiderato

Questo margine è la parte di ogni lavoro che resta dopo aver pagato i costi direttamente legati a quel cantiere (materiale, manodopera, subappalti). Deve bastare a coprire i costi fissi dell'azienda e a generare l'utile che hai stabilito.

Come si usa in pratica

Facciamo un esempio concreto.

VoceImporto
Costi fissi annui (affitto, stipendi fissi, assicurazioni, ammortamenti)200.000 €
Utile desiderato100.000 €
Margine di contribuzione necessario300.000 €
Margine medio per lavoro35%
Fatturato necessario (450.000 / 0,35)857.000 €

Adesso hai un numero chiaro. Sai che per portare a casa l'utile che vuoi, devi fatturare circa 857.000 € con un margine medio del 35%.

Se oggi il tuo margine medio è del 28%, sai che devi lavorare su due fronti: o aumenti il fatturato, o aumenti la percentuale di margine. Meglio ancora, lavori su entrambi.

Secondo esempio: azienda più piccola

Vediamo lo stesso calcolo per un'azienda di serramenti con 4 dipendenti.

VoceImporto
Costi fissi annui120.000 €
Utile desiderato60.000 €
Margine di contribuzione necessario180.000 €
Margine medio per lavoro30%
Fatturato necessario (270.000 / 0,30)600.000 €

In questo caso servono 600.000 € di fatturato. Se il valore medio di una commessa è 10.000 €, significa 60 lavori all'anno. Cinque al mese. A quel punto la domanda diventa molto concreta: stai chiudendo cinque lavori al mese con un margine del 30%? Se la risposta è no, sai esattamente dove intervenire.

Gli errori più comuni nel calcolo

La formula è semplice, ma vedo sempre gli stessi errori quando la si applica per la prima volta.

Dimenticare i costi fissi nascosti. L'affitto e gli stipendi li mettono tutti. Ma il TFR accantonato? Le assicurazioni obbligatorie? L'ammortamento del furgone? Queste voci spariscono dal calcolo e poi si mangiano l'utile a fine anno.

Usare il margine "lordo" al posto di quello reale. Dire "su questo lavoro margino il 40%" e poi non contare le ore extra, il materiale sprecato, il viaggio in più per la variante richiesta dal cliente. Il margine va calcolato a consuntivo, non a preventivo.

Mescolare costi fissi e variabili. Lo stipendio di un operaio a tempo indeterminato è un costo fisso, non variabile. Che ci sia il cantiere o no, lo paghi lo stesso. Metterlo tra i costi variabili gonfia il margine apparente e ti fa credere di guadagnare più di quanto guadagni.

Non aggiornare i numeri. I costi fissi cambiano ogni anno: aumentano le assicurazioni, scadono i contratti, si aggiungono spese. Rifare il calcolo una volta all'anno non basta. Ogni trimestre è il minimo.

Due leve per aumentare il margine di contribuzione

Leva 1: migliora la marginalità di ogni lavoro

Questo significa ridurre i costi variabili senza tagliare la qualità. In pratica:

  • Negoziare meglio con i fornitori (o cambiare fornitori)
  • Ridurre gli sprechi di materiale in cantiere
  • Ottimizzare le ore di manodopera con una pianificazione migliore
  • Smettere di fare sconti per paura di perdere il cliente
  • Eliminare le varianti gratuite ("visto che siete qui, potete anche...")

Ogni punto di margine in più si moltiplica per tutto il fatturato. Su 700.000 € di fatturato, un punto di margine in più sono 7000 € in più nell'utile.

Leva 2: genera più fatturato

Non necessariamente lavorando di più. Puoi generare più fatturato in tre modi:

Più richieste. Attraverso il marketing. Non serve la pubblicità costosa: le campagne di riattivazione clienti, la raccolta di testimonianze, le offerte a pacchetto sono azioni a costo quasi zero che possono generare lavoro aggiuntivo.

Più contratti chiusi. Se oggi chiudi il 25% dei preventivi, passare al 35% significa il 40% di fatturato in più. Senza una richiesta in più. Per farlo serve un processo di vendita strutturato, non il talento del venditore.

Facciamo i conti. Se ricevi 20 richieste al mese con un valore medio di 10.000 €, al 25% chiudi 5 lavori per 50.000 € al mese. Al 35% ne chiudi 7 per 70.000 €. In un anno sono 240.000 € di fatturato in più. E il costo per ottenere questo risultato è zero, perché le richieste le avevi già. Quello che cambia è come gestisci il preventivo, il follow-up e la trattativa.

Lavori con margine più alto. Se hai due tipi di lavoro e uno margina il doppio dell'altro, spostare il mix verso quello più redditizio aumenta il margine di contribuzione senza aumentare il carico di lavoro.

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Il vero compito dell'imprenditore

Una frase che ripeto spesso in consulenza: il vero compito dell'imprenditore non è andare in cantiere, non è fare i preventivi, non è rispondere al telefono. Il vero compito è pensare a come far funzionare meglio l'azienda.

Decidere in anticipo quanto utile vuoi portare a casa rientra in questo compito. Ragionare in termini di margine di contribuzione invece che di fatturato ti aiuta a concentrarti sulle azioni che contano davvero.

All'inizio sembra un esercizio teorico. Dopo un paio di mesi diventa il modo naturale di prendere decisioni. "Questo lavoro migliora il mio margine di contribuzione o lo peggiora?" Rispondere a questa domanda prima di accettare un lavoro cambia il modo in cui gestisci l'azienda.

Il passaggio che in pochi fanno

La formula funziona solo se conosci i tuoi numeri veri. Costi fissi reali, non stimati. Margine medio per tipo di lavoro, non "un 30% circa". Tasso di conversione dei preventivi, non "penso di chiudere un terzo".

Se non hai questi numeri, il primo passo non è applicare la formula. È raccogliere i dati. Anche in modo semplice, anche su un foglio Excel. L'importante è partire da numeri reali, non da sensazioni.

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